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38 - FRANCIA 1

04.07.2020

La Francia e l'America sono state le colonne portanti di tutta la mia carriera lavorativa (e non). Sono sempre entrate in maniera trasversale in tutte le altre mie peregrinazioni per il mondo. Già nelle prime pagine di questa storia Parigi, mio primo viaggio fuori dell'Italia, San Francisco, primo viaggio fuori dell'Europa, hanno marcato l'origine delle mie avventure e delle storie a seguire.

La Francia è stata una costante nella mia vita e la considero come la mia seconda patria. Gli Usa sono invece costantemente entrati e usciti nel mio cammino.

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La Francia, sempre la Francia.....secolo nuovo, vita nuova, millennio nuovo, vita nuova......la diversa opportunità che mi venne offerta in Biesse fu la Francia e il primo gennaio 2001 ero già in viaggio verso Lione dove mi sarei trasferito.

La Biesse aveva appena spostato la sede della filiale francese da Honfleur a Lyon, nella zona industriale di Chatonnay. La filiale era stata appena affidata a Lauren Maziès, con la supervisione di Federico Broccoli (oggi direttore commerciale del Gruppo). Avevo conosciuto Federico un paio di anni prima, al mio arrivo in Biesse, quando insieme eravamo andati da un importante cliente per una trattativa di movimentazione su impianto di sezionatura. Federico veniva dalla Giben, quindi con esperienza specifica nel campo della sezionatura. La Biesse con Walter Naldi, anche lui proveniente dalla Giben e considerato il genio della sezionatura, aveva brevettato alcune macchine e costituito la Selco, che stava rapidamente espandendosi tramite la sua rete commerciale.

Federico Broccoli, dicevo, persona sicuramente interessante da un lato, ma dall'altro non di quelle con le quali io posso entrare in sintonia (non vado oltre con le mie considerazioni su Federico.....), era stato messo a capo della filiale francese che era una derivazione della Antb, la ditta del vecchio Jacques Jouannis, che era passata alla gestione del figlio Fréderic e si era orientata ormai piuttosto verso il Gruppo SCM, essendo prevalentemente legata alla vecchia IDM (i due Jouannis, padre e figlio, erano con me soci nella Eurogroup).

La Biesse decise quindi di prendersi il miglior venditore della Antb, Mr. Corneil e con lui creare la sua propria filiale. Essendo Mr. Corneil residente a Honfleur e avendo degli uffici e un capannone disponibili là, la Biesse stabilì la sede della sua filiale a Honfleur appunto. E diedero incarico a Federico di gestirla per conto della casa madre. A far partire la Filiale furono in quattro, oltre a Federico, Sophie Tissier, quale sua assistente nella gestione delle pratiche commerciali, e Sandrine per la gestione della contabilità. Come commerciale sul campo c'era invece Laurent Maziès.

Laurant io lo avevo conosciuto al suo primo giorno di lavoro, quando aveva solo 22 anni, presso la Dubus di Parigi. Erano i tempi della RBO (anni '80) e mi spostavo frequentement in Francia, dove avevo, come rappresentante/rivenditore, appunot la Dubus. Posso qui nominare, non avendolo fatto nei ricordi degli anni '80, Jean Marie Courtois, titolare e gerente della Dubus, e Jean Claude Guyon, suo responsabile commerciale. Con queste due persone avevo ormai rapporti personali di stima e amicizia. Mi piaceva andare a trovarli a Montreuil, periferia di Parigi, in quei quartieri decadenti, dove facevamo dei pranzi veloci in localini piuttosto squallidi, con i loro tavolini piccolissimi dove ci si sedeva in 4 o 5 quando sarebbero stati sufficienti per una persona e non di più.

......parlando della Francia dovrò fare spesso dei flash back, tante sono le cose che mi tornano in mente e tanti i momenti belli, speciali, divertenti, di scoramento che ho vissuto in quel paese. Ho macinato migliaia e migliaia di chilometri, sono stato negli angoli più strani e sperduti, da solo o accompagnato da colleghi e conoscenti....

Dicevo di Laurent: quando lo re-incontrai in Biesse, erano già passati più di 10 anni da quel suo primo giorno di lavoro e aveva cominciato a farsi un nome sul mercato. Aveva cominciato come responsabile servizio assistenza presso la Dubus, voluto e assunto da Jean Claude Guyon, che era all'epoca il suo capo. Ben presto però si era spostato sul mercato, acquisendo reputazione e conoscenze e diventando così uno dei commerciali più appetibili sulla Francia. Stare sotto le gestione di Guyon gli andava ormai stretto, scalpitava e, una volta conosciuto Federico Broccoli, accettò la sua proposta di passare alla Biesse. Poi un paio di anni di loro due insieme a Honfleur, fuori dai circuiti più battuti, consolidò il loro rapporto che si trasformò in amicizia.

Honfleur era fuori dal mondo, come si suol dire. Città bellissima della Normandia, battuta tutto l'anno da turisti, in particolare Inglesi e Americani, era però troppo delocalizzata per una filiale che avrebbe dovuto gestire un paese grande come la Francia.

Un piccolo commento personale su Honfleur: una delle città che più mi ispirano!! 

Il suo clima difficile, freddo e umido, le sue nebbie, il suo porto di pescatori, mi hanno sempre dato un senso di pace da un lato e di avventura dall'altro. Ho, fin dall'inizio del mio racconto, parlato di Parigi come la mia città preferita, ma la Francia non è solo Parigi, io la reputo come il miglior Paese al mondo in cui vivere, in alcune sue zone in Particolare. I francesi sono soliti dire che esistono Parigi e La Provincia: è vero, così è. Parigi rimane per me la più bella capitale del mondo (se restiamo nel classico e non consideriamo tutte le modernità assurde che hanno portato avanti negli ultimi anni i francesi, quale ad esempio, la ruota panoramica a Place de la Concorde.....). Ma la Provence è favolosa. Sono due i Paesi al mondo che possono vantare un patrimonio inestimabile sul loro territorio: l'Italia e la Francia. La grande differenza tra i due paesi è che la Francia ha avuto cura del suo territorio in termini di Nazione, mentre in Italia c'è stata una incuria nazionale che ha portato il Paese ad avere dei luoghi fantastici e unici al mondo per bellezza, tradizione e aspetto esteriore (i borghi come quelli che si possono trovare in Italia, non si trovano in nessuna altra parte del mondo), delle eccellenze, mentre il sistema di rete nazionale è scaduto a livelli da terzo mondo, se ancora si può usare questa espressione.

Sto saltando da un discorso all'altro, ma tutto ha un unico fil rouge nella mia mente: la Francia......

.....dove eravamo rimasti? Sì, Laurent Maziès, Broccoli, Honfleur, la filiale a Lione..... ecco, la Biesse decise di traferire la sua filiale a Lione, considerato Sud della Francia, Provence, ma città in piena trasformazione, dove stavano trasferendosi molte società parigine che volevano scappare dal caos della capitale.

Non appena la filiale fu trasferita a Lione, la direzione decise di spostare Broccoli in Usa per andare a gestire la filiale Americana e da quel momento Francia e Usa cominciarono a incrociarsi.....

La condizione del trasferimento di Broccoli in America fu di affidare la filiale francese a Laurent Maziès, ma con la sua supervisione per fargli fare esperienza prima di lasciargli pieni poteri....

Nel mentre che tutto ciò accadeva, io, come detto, avevo conosciuto Broccoli, avevo ritrovato Laurent Maziès, avevo chiesto alla direzione di trovarmi un nuovo ruolo per i miei secondi 20 anni di lavoro.....

Ci incontrammo più volte con Laurent, c'era stima reciproca, anche se abbiamo due caratteri moto diversi, lui estroverso e brillante, io molto più chiuso e riservato. Discutemmo della possibilità di lavorare insieme. Lui era il capo della filiale, ma non proprio il "capo capo", come si potrebbe dire. Era sempre condizionato in ogni suo movimento da Broccoli, seppure l'altro fosse già in Usa. Io, che non accettavo capi, come avrei potuto convivere con un ragazzo ben più giovane di me e che avevo visto nascere tanti anni prima alla Dubus? E non solo lui, ma anche il condizionamento dall'America.

Ne parlammo apertamente e si sarebbe potuto farlo avendo sostanzialmente due ruoli diversi e complementari: si voleva cominciare una gestione separata, se vogliamo dire così, dei clienti più importanti, direzionali, per i quali le problematiche di vendita erano ben diverse dalle vendite classiche di macchine più o meno standard. Si sarebbero dovuti gestire impianti o linee di produzione più complesse, creare un rapporto preferenziale con la direzione e via dicendo. Per farla breve, la Direzione del Gruppo si convinse della validità della cosa e fui nominato Key Account Manager per la Francia. 

Nei 20 anni precedenti avevo potuto frequentare tutti i maggiori e più importanti fabbricanti di mobili francesi, a partire dalla più volte menzionata Mobalpa. Questa esperienza la mettevo a disposizione del Gruppo e di Laurent, per aiutarlo a fare crescere il più rapidamente possibile e il più efficacemente possibile la filiale, rendendola quanto prima indipendente dall'americano (Federico).

....quel primo gennaio 2001 partii pieno di buona volontà, accompagnato da Eleonora con la quale ho condiviso tutte le mie avventure degli utlimi 20 anni!!!

Dicevo che Lione era la città emergente della Francia. Si divide il titolo di seconda città del Paese con Marsiglia, ma la seconda città di Francia non ha più di 800.000 abitanti, che diventano 1.500.000 con la periferia (Villerbane, nello specifico). Era sindaco da poco Mr. Collon, che sarebbe poi diventato Ministro dell'Interno ed è oggi considerato uno dei migliori politici francesi. Si voleva far diventare Lione una capitale europea. La città era in piena trasformazione. Lo stesso giorno del nostro arrivo, il 2 gennaio 2001, si inaugurava la nuova linea del tramway elettrico!! Così come la Olympique Lyonnaise, squadra di calcio, era già prima in classifica e quell'anno avrebbe vinto il suo primo titolo di campione di Francia per poi vincerne 8 consecutivi (che coincisero con i miei 8 anni di permanenza là).

Avevo affittato un bellissimo appartamento, anche troppo grande per noi, ma dopo tutto lascivamo una situazione di comodo in Italia, non una di emergenza, quindi, se dovevo spostarmi all'estero, volevo quantomeno le stesse comodità. L'appartamento era nel 7eme, di fronte alla Università Lyon2, la sede più importante di Lione. Avevamo una grande sala con vetrata dalla quale si potevano vedere i giardini dell'università, sempre gremita di giovani studenti. Riuscivamo a vedere la Cattedrale del Fourvière e in parte il fiume Rodano che divide la città e confluisce con la Saone, creando quella che viene chiamata la presqu'ile.

Lione ci piacque subito, era quasi un cantiere all'aria aperta, si stava trasformando in vari punti e stava diventando città aperta. I primi tempi per noi era strano vedere poca gente fuori in strada, non appena si esaurivano gli orari classici di lavoro: come è possibile che una città così grande, la seconda di Francia, si spenga improvvisamente dopo le 6-7 di sera? La Francia è così, o meglio la Provence. Se Parigi è la Città che non dorme mai, il resto della Francia ha orari d'ufficio......

Noi popoli del sud, italiani e spagnoli, se vogliamo, siamo abituati alla vita all'aperto, più si scende verso il sud dell'Europa e più i ritmi portano a passeggiate a fine orario di lavoro, possibilmente l'aperitivo, cena non prima delle 20. Tutto questo i primi tempi a Lione era diventato impossibile. Poi la città in trasformazione ha cominciato, anche grazie all'arrivo sempre più frequente di turisti e studenti da ogni parte d'Europa, ad aprirsi. La gente ora non si ritrova più solo in locali dove per entrare devi suonare il campanello, come riscontrai all'inizio della nostra permanenza. Adesso ci si può incontrare per strada, d'estate in particolare, con l'apertura delle Gangettes, i camminamenti lungo il Rodano, dove la gente si riversa a migliaia per lunghissime passeggiate o un piccolo aperitivo a bordo dei tanti battelli adibiti a bar-ristorante.

Poi le fiere: Lione ha implementato un grande centro fieristico e durante tutto il corso dell'anno si susseguono eventi che portano tantissime persone in visita. Ed ecco che in quei periodi le vie della Presqu'ile si riempiono , Rue des Marroniers, la via pedonale piena di ristoranti presso la Place Belcourt, trabocca di gente in cerca di un buon pasto Lionese. Così come Rue Mercières, vicino a Place des Jacobins, è una strada affollatissima estate e inverno, dove si possono incontrare genti di tutte le nazionalità.

Lione è anche la città del buon cibo, dove si possono gustare sia piatti internazionali che locali, tipici del territorio, nei vari Bouchons, locali tipici di Lione. Paul Bocousse ha messo base a Lione, il suo più famoso ristorante è poco fuori del centro, costeggiando e risalendo la Soane. Ma ha anche aperto una catena che riprende i 4 punti cardinali: Le Nord, Le Sud, L'Est e, per ultimo, L'Ouest. Ognuno di questi ha una particolarità che mischia i gusti e i sapori appunto delle diverse direzioni indicate dai punti cardinali. Il mio preferito è sempre stato Le Sud, dove si mangia cucina mediterranea e si possono sentire mischiati gusti italiani con tipici sapori del nord Africa o della Spagna.

Ho avuto modo di approfittare di tutto questo durante i miei anni in Francia, ma non solo Lione. Ho sempre amato muovermi in macchina per quel Paese. L'ho frequentato negli anni 80 per poi tornarci prepotentemente ad inizio del nuovo secolo: a distanza di 20 anni la rete autostradale francese si era trasformata. I miei primi viaggi erano delle avventure, interminabili. Le autostrade quasi non esistevano, mentre oggi posso dire che la rete autostradale della Francia è la migliore d'Europa (o vogliamo dire del mondo??).

Mi piaceva quindi lanciarmi in percosi infiniti per andare da un cliente all'altro, tutti distribuiti negli angoli più remoti del Paese. E uscire di tanto in tanto dalle autostrade per prendere dei percorsi alternativi su strade dipartimentali, che sono di una accuratezza difficilmente riscontrabile altrove.

Come piccolo aneddoto posso raccontare che sono stato il primo ad avere una auto aziendale con GPS. Anche questo strumento oggi lo si dà per scontato, mentre nel 2000 era ancora agli inizi. Dovendo trasferirmi in un paese nuovo ed essendo il GPS divenuto una opzione sulle automobili nuove, chiesi di poterlo avere per poter cominciare subito a spostarmi in modo facile e indipendente. Ancora oggi può capitare che il GPS di tanto in tanto si perda, ma quella volta si doveva in qualche modo governarlo. Fu così che il primo viaggio che feci da solo lo impostai per un paese che si chiamava La Madalène, era a circa 350 km da Lione. Presi un appuntamento abbastanza comodo con il cliente per non rischiare ritardi e partii tranquillo. Quando fui molto prossimo alla meta, con il GPS che mi indicava ancora pochi chilometri, la strada cominciò a salire, a farsi sempre più stretta. Poi diventò addirittura un sentiero di montagna: possibile che ci sia una fabbrica in un posto così? cominciavo a chiedermi.....arrivai in cima a un cucuzzolo dove c'era una statuetta di una Madonna con un cartello che diceva: La Madalène, e nient'altro tutto intorno!!!! Mi ero ritrovato a 100 chilometri di distanza dalla mia destinazione....imparai che nel nome mancava forse un accento ed ero stato condotto da tutt'altra parte.

Altre volte però, grazie al GPS che avevo cominciato a gestire meglio, ho potuto vedere degli angoli di bellezza assoluta. In particolare, per esempio, quando si attraversa la Dordogne. Ci sono strade e scorci incredibili e si possono trovare piccoli posti per comprare del formaggio locale, del foi gras, dell'ottimo vino, non commerciale.

Potrei continuare all'infinito a raccontare di splendidi posti e di viaggi attraverso la campagna francese......e la Francia non è solo campagna. La costa: altri luoghi magnifici, che si sia sul mediterraneo o sull'oceano o sulla Manica. Ho già menzionato Honfleur e là di seguito la Normandia. Poi la Bretagna, le Finistère (tradotto sarebbe la fine della terra, il luogo più a Nord Ovest verso il continente americano). Saint Nazaire con le sue spiaggie enormi e le maree incredibili tra il giorno e la notte.

La Costa Azzurra, il mio luogo preferito: anche se non ci si capita per caso per motivi di lavoro, l'ho però frequentata in vari week end di relax. Costa Azzurra e Carmague, che meraviglia.

Tutti conoscono Cannes e Saint Tropez, luoghi di villeggiatura e di turismo chic. Ho avuto modo di verificare con mano anche quelli, non sono però i miei posti favoriti della Costa. Rimanendo verso Marsiglia, c'è una città ben conosciuta in Francia, ma poco conosciuta altrove, Hyères, con la sua presqu'ile: è quello per me il paradiso terrestre. Si è al contempo fuori dalla ressa dei luoghi più famosi e frequentati, immersi nel verde e con il mediterraneo che ti circonda. Il vento di maetrale che porta via l'umidità e rende l'aria purissima. Poi, in pochi minuti, ci si può immergere nel caos della vita mondana, come arrivare a Cannes in 20 minuti o a Nizza in 30-40 min., da dove, se lo si volesse, si potrebbe prendere un volo diretto per New York. O ancora arrivare a Tolone in 15 minuti e prendere un treno veloce che in 3 ore ti porta al centro di Parigi, o con un'ora in più fino addirittura a Bruxelles.

NOTA : Hyères, l'altra Costa Azzurra

Ha una lunga storia, Hyères. Una storia profondamente legata al mare, da dove arrivarono i Greci che nel IV secolo a.C fondarono la città con il nome di Olbia la Beata.

Ma è nell'Ottocento che la città, merito del suo clima dolcissimo e della magia delle sue isole, diventa la prima località balneare della Costa Azzurra, destinazione prediletta di scrittori e teste coronate, a cominciare dalla Regina Vittoria. Il suo patrimonio d'arte e cultura attraversa 2.400 anni e spazia dai resti dell'antico sito greco (l'unico interamente conservato sulle coste francesi) al cuore medievale, fra case antiche e stradine, con la torre dei Templari, il castello, la Collegiale gotica di Saint-Paul, la Chiesa di Saint-Louis, mix di romanico e gotico. Fino all'Otto e soprattutto al Novecento, quando nascono i viali fiancheggiati dalle palme, il Casinò, i grandi hotel, le fontane e le prestigiose ville, Villa Moresca, Villa Tunisina... Famosi scrittori vengono a "svernare" a Hyères: Alexandre Dumas, Lamartine, Tolstoj, Joseph Conrad, Robert Louis Stevenson, Edith Wharton che si stabilisce qui, nel neoromanico Castel Sainte-Claire. Nel 1923, i mecenati Marie-Laure e Charles de Noailles fanno costruire dall'architetto Robert Mallet-Stevens una casa cubista, dall'architettura assolutamente innovativa, con piscina coperta, Villa Noailles, bianchissimo edificio sulla collina, che diventa il punto di ritrovo delle avanguardie culturali e artistiche: Buñuel, Cocteau, Breton, Dalì e Man Ray... Oggi è centro di manifestazioni e mostre di moda, fotografia, design, architettura e musica.

Sto proponendo, a rapidi flashes, degli spaccati di Francia che mi affascinano e che gli stessi francesi non sono più in grado di apprezzare. In tutte le cose, quando le si ha sempre a portata di mano, tutto sembra scontato e si crede che manchi sempre qualche altra cosa. Io, forse sarò plagiato nelle mie riflessioni, credo che veramente la Fracia sia, se non il miglior paese al mondo per qualità della vita, sicuramente nei primissimi posti. Le statistiche secondo me non prendono in conto il back ground di un paese, la storia che vi si vive, il clima, le infrastrutture, il gusto della vita. Quando mi si parla dei paesi del Nord Europa quali i più avanzati e con il miglior livello di vita, credo che non siano stati tenuti in conto tutti i parametri. Faccio l'esempio della Finlandia: risulta essere il paese al modo con il miglior livello di vita, ma cosa vuol dire questo? 

Il clima: è meglio vivere in un paese dove per almeno 6 mesi l'anno devi stare rinchiuso in casa o dove per 12 mesi anno puoi scegliere tra il vivere all'aperto o in un bistrot, o in un ristorante di charme come può essere a Parigi? 

Il vino finlandese esiste? Non reputo il vino francese il migliore del mondo, come si vuole a volte fare credere, ma siete mai stati a visitare un Château in Francia? Avete mai fatto la Route des Vins nella regione di Bordeaux, o sulle colline che circondano la Costa Azzurra? 

Forse il sistema sanitario e i servizi al cittadino in Finlandia sono un poco superiori a quelli francesi, ma io voglio considerare il mix dei fattori, il Gusto della vita è quello che può anche fare la differenza: inutile avere tutto in modo asettico se poi non si possono gustare momenti di intimità con la storia, una giornata di sole o di vento, un ottimo bicchiere di vino o una specialità gastronomica.

Ma lasciamo le divagazioni geografiche, turistiche, storiche, statistiche,......e torniamo alle macchine per il legno....

Siamo arrivati sul mercato francese: i primi due anni sono stati fantastici, in termini di penetrazione del mercato, conoscenza di clienti vecchi e nuovi e vendite di impianti più o meno importanti.

La prima vendita che ho potuto gestire è stata con la Cusines YOU. Nomi che ritornano. Il motivo della mia assunzione in RBO 20 anni prima era stato la vendita di un paio di macchine alla YOU, sulla fiera di Milano dell'80: fu quindi quello in assoluto il primo cliente che ho conosciuto nel mio mestiere. Dopo 20 anni il Sig. Joseph You, con il quale ero entrato in buona confidenza, aveva in quell'anno 2000 venduto la sua azienda a un certo Mr. Jacque Cottel, un uomo di finanza, piuttosto digiuno del mestiere di fabbricante di mobili. Mr. Cottel aveva già rilevato la ditta Rema, che faceva, e fa, cucine di alto di gamma, ma con produzione piuttosto limitata: fu il primo caso per il quale una azienda più piccola rilevava una sua concorrente di dimensioni molto più grandi.

Mr. Cottel si recò in Italia accompagnato dal Sig. You per verificare la possibilità di qualche nuovo investimento, ritrovandosi la fabbrica di Les Herbiers con linee piuttosto obsolete. Mr. You mi fece una buona raccomandazione presso Mr. Cottel, che mi prese subito a ben volere e mi diede fiducia per i suoi primi investimenti. Per la gestione della fabbrica, in sostituzione di Mr. You che lo avrebbe lasciato in quel fine anno 2000, Mr. Cottel aveva assunto Mr. Lionel Bouniot, che veniva dal settore automobilistico e, seppur avesse una buona conoscenza della logistica e della produzione, non conosceva il settore specifico e le tecnologie relative per i processi produttivi.

Fu così che, mentre io cominciavo la mia nuova avventura sul mercato francese, Lionel cominciava la sua avvetura presso la ditta YOU. Ci trovammo quindi, anche per convenienza reciproca, a condividere idee e situazioni, lui cercando di imparare il più rapidamente possibile il mestire e la capacità tecnica delle diverse macchine, io sfruttando la referenza e il contatto preferenziale che si era instaurato. Con Lionel siamo diventati amici e, grazie alla fiducia di Mr. Cottel nel suo uomo di punta e nel sottoscritto, nel corso di pochi anni trasformammo la fabbrica con investimenti costanti. E la fiducia veniva data sempre al Gruppo Biesse di cui portavo la bandiera.

Sfruttando la referenza YOU e la struttura commerciale della filiale che si andava sempre più rafforzando, cominciai a entrare in sontonia con diversi altri importanti gruppi industriali. Tra questi entrai in contatto con la ditta Tartrou, o S2im, o, oggi, Gruppo Neoform Industries.

Avevo incontrato Jean Michel Daron per la prima volta presso la Ditta Bobloc, di cui era il titolare, ma che aveva venduto alla Tartrou di Cholet. Bobloc era una fabbrica di piccole dimensioni, ma ben organizzata produttivamente, essendo Mr. Daron un amante della tecnologia e della logistica. Con me trovò subito una spalla su cui appoggiarsi poi per molti anni a seguire.

Intanto due parole sulla location in cui si trovava la ditta Bobloc: La Cavalerie, una piccolissima cittadina situata nel centro della Francia. Sul cammino dei templari, con un centro medioevale circondato da mura antiche. Quando ci si arrivava sembrava di essere tornati indietro nel tempo ed ero rimasto subito affascinato da quel posto particolare. Ci si deve arrampicare per i monti del Avayron per arrivarci e si possono trovare dei sentieri fantastici, che erano stati battuti dai templari e dai pellegrini che andavano verso Santiago di Compostuela.

NOTA: La Cavalerie è un borgo fortificato, situato sull'altopiano del Larzac, a 14 km dal viadotto di Millau in autostrada A75, uscita 47.

Fondata dai Cavalieri Templari del Larzac nel XII secolo, La Cavalerie fu fortificato nel XV secolo dai Cavalieri Ospitalieri.

Dopo aver subito danni significativi durante le guerre di religione, le pareti sono completamente restaurato oggi.

Dicevo di Jean Michel Daron, persona molto particolare. Come rivedremo in seguito, siamo stati per tanti anni amici per arrivare poi a una rottura che ancora oggi fatico a comprendere. Così come avevo instaurato un rapporto preferenziale con la Ditta You, la stessa cosa successe con il Gruppo S2im, di cui Jean Michel era diventato partner e direttore generale. Con entrambe le aziende si arrivò ad organizzare un incontro con Roberto Selci, al tempo subentrato al padre Giancarlo alla direzione del Gruppo Biesse, nel quale si discusse la possibilità di un accordo di partenariato, che avrebbe portato le due aziende (la You e il Gruppo S2im) a comprare solo da Biesse a parità di tecnologia presente sul mercato. L'accordo non fu poi mai definito e, negli anni successivi, quando già non facevo più parte del Gruppo Biesse, entrambe le aziende cominciarono a diversificare i rispettivi fornitori.

Tra i tanti racconti che potrei portare all'attenzione, uno è ancora ben stampato nella mia memoria: l'11 settembre 2001!! Eravamo partiti in macchina da Lione, io e Davide Bellucci, all'epoca Product Manager della foratura, in Biesse, diretti a Strasburgo, dove avevamo appuntamento con il titolare, Mr. Strubb, presso la Ditta Euremo (una delle più grandi strutture per la fabbricazione di pannelli e parquet, di Francia). Quando eravamo ormai a metà strada, mi arrivò una telefonata da mia moglie:

"Hai sentito che è successo un incidente a New York? Sembra che sia caduto un aereo sulle torri gemelle"......passarono pochi minuti e mia moglie mi chiamò di nuovo: "è caduto un altro aereo...."

E così di seguito, gli aerei continuavano a cadere, ci sintonizzammo su una stazione radio e mentre continuavamo ad avanzare in macchina, sembrava che stesse per finire il mondo....le notizie si susseguivano, cominciava ad emergere l'ipotesi dell'attentato...poi l'aereo sul Pentagono.....

Arrivammo a destinazione che il mondo era cambiato, direi quasi radicalmente, da quando eravamo partiti la mattina: tutti sappiamo quello che è successo dopo quell'11 settembre.

Chiaramente quel giorno la discussione con il cliente deviò continuamente sulla situazione in USA, che avrebbe sicuramente causato diversi stravolgimenti, anche sui mercati economici/finanziari. E' così fu, di fatto......per almeno un mese dopo l'attentato il mondo si fermò, non fu la crisi, che sarebbe arrivata alcuni anni dopo, ma una paralisi delle attività in attesa di capire cosa sarebbe successo di lì a poco, quale sarebbe stata la reazione degli Americani e via dicendo.

Ho detto delle due aziende per le quali mi sono speso di più durante la mia permanenza alla filiale francese, ma nel curriculum ce ne sono tante altre e tanti altri sono i personaggi con i quali mi sono interfacciato diventandone amico, come si usa dire, anche se la parola è impropria: non si può diventare veramente amici, ma si possono sviluppare rapporti di stima reciproca che portano il rapporto cliente/fornitore a un livello meno distaccato a asettico. Questo, nella mia visione del mondo e dei rapporti, è un pregio, ma a volte può anche diventare uno svantaggio o un handicap, in quanto negli affari alla fin fine non esistono amici, ma interessi. E se gli interessi a volte non coincidono, l'amicizia va a farsi benedire. Devo dire che, alla luce di tante esperienze e situazioni diverse, il mio atteggiamento è stato ripagato, essendo rimasto in splendidi rapporti un po' con tutte le persone con le quali ho avuto modo di confrontarmi più spesso.

NOTA: di questi primi anni di lavoro nella filiale francese, devo ricordare l'aiuto prestatomi da quello che era già diventato il mio miglior amico di quel periodo, Adriano Radicchi. Tutte le linee vendute in brevissimo tempo furono poi gestite da Adriano in azienda, per la loro realizzazione e installazione. Questo ci permise di scorrazzare insieme per la Francia e scambiarci opinioni e idee sia sul futuro dell'azienda che.....del mondo....del quale avevamo fondamentalmente la stessa visione

In termini lavorativi, al di là di quanto detto sul paese Francia e del fascino che esercita su di me, mi è sempre piaciuto trattare con i francesi. Hanno un approccio che per la maggior parte dei miei colleghi è troppo schematico, rigido, razionale. Invece per me è perfetto, nel senso che rispettare un appuntamento al minuto, organizzare le riunioni con tempi definiti, presentarsi con il Cahier de Charge, è un modo di rendere il lavoro più semplice, da un lato.....sì perché, d'altro lato, il francese poi tende a complicare. Io faccio sempre l'esempio del Rococò:

....uno stile di architettura e decorazione, principalmente di origine francese, che rappresenta la fase finale del barocco verso la metà del XVIII secolo. caratterizzato da ornamenti profusi e dalla leggerezza del colore e del peso. Il rococò è un periodo, piuttosto che uno stile specifico....

E' un po' secondo me la struttura mentale del francese, quella di arzigogolare le cose, anziché renderle lineari, cercare sempre quel qualcosa in più che rende il tutto un po' contorto.

E, nel nostro settore specifico, questo porta a volte ad innervosire gli italiani che invece vogliono tirare dritto, non amano troppi ragionamenti e opzioni diverse da quanto per loro scontato.

Forse io mi avvicino ai francesi proprio perché, per carattere, se da un lato mi piacciono le cose strutturalmente semplici, d'altro lato però mi piace sempre seguire un processo logico che a volta porta a trovare sentieri un po' più complicati perché si cominciano a prendere in carico troppe variabili.

Relativamente alle macchine per il legno, questa attitudine francese ha portato alla realizzazione di impianti che possono considerarsi pioneristici e che hanno quindi permesso una evoluzione costante dei prodotti.

Oltre alle linee flessibili della Mobalpa che, come abbiamo visto parlando della engineering nei capitoli precedenti, era di assoluta avanguardia già nei primi anni '80, tante altre piccole cose strane sono state realizzate su quel mercato.

Posso ricordarne alcune, come l'impianto che installammo a Castres, presso la Ditta Tarnaise de Panneaux. Il mio amico Romolo era entrato in contatto con il responsabile di quello stabilimento che era, per la verità, un po' in disuso, dove cercavano un pantografo per eseguire un lavoro molto particolare, come sagomare dei pannelli in masonite, di spessore 3 mm, che sono poi quelli che si trovano tra i vari strati di bottiglie in vendita nei supermercati. Il tema era: produrre 30 pannelli di quel tipo al minuto. Problema difficile da risolversi con una macchina. Per questo Romolo mi propose di andare con lui per un meeting con la direzione tecnica per vedere se mi poteva venire una qualche idea per una soluzione che non fosse stata una Usine à Gas (espressione tipica francese per intendere una cosa molto complessa). Nel corso dell'incontro cominciai a seguire un ragionamento matematico, più che tecnico, sul pantografo: il lavoro da farsi mi sembrava semplice, erano i numeri ad essere importanti. Mi venne in mente una possibile soluzione con una sola macchina operatrice, ma una movimentazione particolare di asservimento che avrebbe portato alla produttività richiesta, con un impianto chiuso, gestito da un robot, senza intervento di operatori, se non quello di portare una pila di pannelli alla cella e riprendere una pila di pezzi lavorati.

Fu quello uno degli affari conclusisi più velocemente nella mia carriera: l'idea piacque subito al responsabile della fabbrica, che volle organizzare una sua rapidissima venuta in Italia per vedere l'azienda Biesse e la possibile macchina operatrice. Si fece l'offerta e subito ricevemmo l'ordine: fu il primo progetto di cella tutta automatica con Robot che fosse stato realizzato dal Gruppo Biesse. E, a parte qualche problema che sempre sorge in questo tipo di operazioni, devo dire che tutto andò per il meglio (si perse del tempo soltanto perché non si tenne conto del suolo dove venne fissato il robot: era di catrame!!! Al suo primo movimento rapido, il Robot volò via strappando i legami al pavimento!!! Si dovette cementare il suolo prima di riprendere la messa in funzione dell'impianto).

Un'altra bella cella di lavoro totalmente automatica, gestita con Robot antropomorfo, fu realizzata presso la Ditta Mimea, a Valence: I Sigg. Ghiradello, padre e figlio, li reputo persone di alto livello, che sempre mi hanno trattato con rispetto e mi hanno dato fiducia in molte occasioni, come in quella, appunto, di quando investirono in nuove bordatrici. Si voleva una cella tutta automatica, di bordatura, che in assoluta autonomia avrebbe dovuto funzionare per cicli di lavoro consecutivo di 2 ore circa. Anche quell'impianto andò a buon fine, ma il risultato fu relativamente buono: se l'idea era sicuramente valida, la sua realizzazione comportò non pochi problemi che portarono a una certa tensione nei rapporti (per dirla fino in fondo, dopo alcuni anni che l'impianto funzionava con alti e bassi, Mimea decise di sostituire tutte le bordatrici di Biesse con due impianti della IMA.....).

Voglio adesso tornare alla trasferta dell'11 settembre e a quella trattativa: andò a buon fine per la Biesse. Euremo stava trattando l'acquisto di due linee di lavorazione di squadra bordatura, ad alta velocità, per lavorazione di grandi volumi. La Biesse non aveva quel tipo di tecnologia e l'orientamento era verso il Gruppo Homag. Ma niente impediva di utilizzare invece le foratrici Biesse: la Technologic è probabilmente la migliore foratrice da linea che sia mai apparsa sul mercato. Il tema era quindi quello di mettere due foratrici Technologic su ognuna delle due linee della Homag, per produzione max. fina a 32 pezzi/min. L'ordine fu preso e l'obiettivo fu raggiunto!! Non solo questo, ma anche la prima grande squadra bordatrice monolaterale, il Mod. Omnia, fu messa là dalla Biesse (a mia conoscenza non ne sono poi state fatte altre). La storia fu che a quei tempi la Biesse aveva acquisito la Shelling, che era da poco stata rilevata da Mr. Deuring, un tedesco che era partito come commerciale, si era trasferito in Usa, dove aveva avuto un ottimo successo e si contrapponeva, come personalità e come carattere, a Gianni Cavassa (che come abbiamo visto sopra era diventato il RE d'America). I due personaggi erano entrati in contatto e Gianni aveva presentato Deuring alla famiglia Selci: La Biesse era entrata in Borsa, voleva altre acquisizioni, Deuring era un ottimo venditore e la Shelling era piena di ordini. Fu così che, dopo una veloce trattativa, tutta a vantaggio di Mr. Deuring, finì anch'essa nel Gruppo di Pesaro.

Tutto questo per arrivare a dire che la Shelling possedeva un piccolo aeroplano da turismo (l'azienda si trovava, e si trova, in un posto abbastanza sperduto, al confine tra Austria/Germania e Svizzera, sul Lago di Costanza, per cui un piccolo aereo poteva fare molto comodo per gli spostamenti).

Bene, per impressionare il Sig. Strubb (proprietario della Euremo), che era un appassionato di macchine e motori, si organizzò la sua venuta a Pesaro per visitare la fabbrica della Biesse, con aereo privato appunto. Un pilota partì da Rimini per atterrare in un piccolo aeroporto vicino alla fabbrica della Euremo. Mr. Strubb e un suo collaboratore salirono a bordo, scesero a Rimini dove l'autista di fiducia della Biesse era ad attenderli. Visitarono la fabbrica e la sera stessa erano già di ritorno a casa. Il commento di Mr. Strubb fu:

"Ho avuto molta più paura in macchina in autostrada che non sull'aereo: l'autista andava come un pazzo".

Poi si organizzò allo stesso modo una visita di Roberto Selci a Strasburgo, dove Roberto arrivò ancora una volta con il piccolo velivolo e si firmò l'ordine. Fine tragica della storia è che Mr. Strubb è morto qualche anno dopo in un incidente di macchina!!!

Chiudo qui la parentesi clienti durante gli anni nella filiale francese e apro quella della vita in filiale.

Laurent, per quanto avesse il suo tutor personale in Federico Broccoli, era di fatto stato lasciato solo in una avventura per la quale non era ancora preparato al 100%. Le cose andavano bene in termini di vendite, ma non altrettanto in termini di risultati a fine anno. Io ero il più maturo, non tanto per età, quanto per esperienza, e vedevo delle grandi disfunzioni. Non volevo però intralciare il lavoro di Laurent, mentre mi aspettavo che la Direzione mi chiedesse qualche parere o suggerimento, cosa che invece non avvenne mai. In Filiale c'era euforia, che Laurent trasmetteva con il suo spirito sempre positivo. Per lui era essere arrivato a un successo strepitoso, ma non si rendeva ancora perfettamente conto delle problematiche legate al budget, ai margini di vendita, la struttura commerciale interna, la gestione degli uomini (e delle donne soprattutto....). Il clima euforico si traduceva poi all'interno in polemiche giornaliere, invidie, gelosie.... Tutto bene, ma....

......non posso e non voglio entrare in particolari che potrebbero gettare una cattiva luce su quegli anni, tuttavia si verificavano cose che mi facevano star male quando ci riflettevo intimamente. Stavo da un lato vivendo una situazione di comodo, in una città che mi piaceva, dove, anche grazie a mia moglie che nel frattempo si era trovata una occupazione presso un call center della Peugeut, stavamo acquisendo nuovi amici, giovani, aperti, di varie nazionalità. D'altro lato però mi stavo spremendo come un limone per dimostrare a me stesso in prima battuta, e al Gruppo poi, il mio intrinseco valore che però non riusciva ad emergere a causa del caos che si viveva in filiale. Con questo non voglio gettare discredito su Laurant, che lavorava a ritmi frenetici e anche con buona intelligenza commerciale (tant'è che negli anni la filiale francese è diventato uno dei fiori all'occhiello del Gruppo Biesse), ma voglio semplicenìmente dire che circa 30 persone erano state lasciate un po' allo sbando in una inesperienza che io cercavo di colmare con consigli che però non venivano ascoltati, nell'euforia degli ordini che entravano con poca fatica. Questa fu una delle cause che portarono di lì a poco alla mia partenza dalla filiale.

....Il mio lavoro aveva dato, dopo tre anni, come risultato l'aver installato diverse linee e impianti, non grandissimi, ma significativi, presso i più importanti fabbricanti Francesi. I miei rapporti con i vari responsabili industriali erano, come dicevo poco sopra, molto buoni e, proprio per questo, ero diventato il loro interlocutore principale, nel bene e nel male. E quando era nel male, erano dolori. Il service, sempre il service, è il problema cronico nel nostro settore di attività, e il service relativo a quanto io gestivo era molto carente. C'era un problema di priorità: i miei clienti erano i più rappresentativi, quindi i più esigenti, e gli impianti i più delicati, che rischiavano quindi di mettere in difficoltà la produzione in caso di problemi. Ecco che sempre più spesso i vari responsabili si rivolgevano direttamente a me quando sorgevano delle pannes. Un po' alla volta la vita stava diventando impossibile perché mi arrivavano telefonate negli orari più impensati e io mi spendevo per risolvere tutti i problemi, ma non avevo le leve per poter deciderne le priorità.

A inizio 2005 mi presentai in direzione per spiegare la mia situazione e il mio punto di vista su come si sarebbero dovute gestire le problematiche dei Clienti Direzionali. Chiedevo in sostanza più autonomia e una via preferenziale per il service, potendo io direttamente decidere dove mettere le precedenze degli interventi. Era come chiedere più poteri, ma non era mio intento soverchiare Laurent, volevo invece avere un ruolo diciamo così parallelo e in definitiva sempre lo stesso disco che ho fatto girare per tutto il tempo: distinguere lo standard dallo speciale, la macchina stand alone, dall'impianto.

Se non avessi potuto avere quel tipo di responsabilità, avrei preferito prendere un altro ruolo all'interno del Gruppo perché cominciavo a sentirmi in grande difficoltà con i miei clienti, in particolare con i due che ho menzionato sopra: la Ditta YOU e il Gruppo S2im

Fu così che cominciò a profilarsi l'eventualità di essere trasferito in Usa, alla filiale gestita da Broccoli. La cosa mi stuzzicava, ma non mi convinceva il fatto di dover convivere con Federico. Lo avevo ormai conosciuto più a fondo e sapevo che il suo modo di fare e il suo carattere arrogante nei confronti degli altri (subalterni?) non poteva assolutamente andare d'accordo con me.

Allo stesso tempo, erano ormai anni che non uscivo dalla Francia e il mio orizzonte si stava chiudendo, quindi una esperienza americana avrebbe riacceso il mio spirito di avventura.

Quella che era una proposta vaga cominciava intanto a concretizzarsi, ne parlai apertamente con Laurent, che ne discusse con Federico e si arrivò alla decisione che mi sarei traferito là, in USA, con la qualifica di Key Account Manager (mi fu affidata una lista di 350 clienti direzionali, da seguire in modo autonomo, cioè un po' svincolato dalla rete commerciale che Federico stava di giorno in giorno consolidando)

L'America, sempre l'America, ancora l'America.......

....ma prima di partire, data fissata al primo giugno 2005, successero due cose.....

....in febbraio mi ricoverai all'Ospedale Lyon Sud dove feci un intervento di eviscerazione dell'occhio sinistro. Quello dell'occhio è stato IL problema della mia vita. La vista l'ho persa in quell'incidente di quando avevo solo 6 anni, quindi il fatto di vedere da un solo occhio per me è la normalità. Però l'occhio lo avevo conservato.....era arrivato il momento di farne a meno per tutta una serie di motivi che non è qui la sede per spiegarli. Eviscerazione (questo è il termine tecnico) e protesi. Doveva essere un intervento da poco, invece si rivelò ben impegnativo, non tanto per l'operazione in se stessa, ma soprattutto per il post operazione: il dolore all'occhio è una cosa che non auguro a nessuno!!!

L'intervento fu poco prima dell'inizio della Fiera di Lione del 2005. Quella è stata la sola volta in 40 anni che, in quanto costretto, ho presentato un certificato medico e mi sono assentato dal lavoro. Nonostante questo, non potevo non farmi vedere in fiera: avevo due importanti trattative in corso, una con la Ditta Delias, dove vendemmo la prima macchina Nesting per taglio pannelli della Biesse in Francia, la seconda con Jean Michel Daron, che avrebbe dovuto confermare l'ordine per una linea completa di Squadrabordatura.

Fu così che, nonostante il divieto del medico, mi recai comunque in fiera e la trattativa con Jean Michel si prolungò per ore, prima di giungere a conclusione. Era metà pomeriggio e mi costrinsero praticamente a tornare a casa e ricorderò sempre la frase che pronunciò Jean Michel:

"Questo non è attaccamento al lavoro, questa è religione!!"

....poi a Maggio, una settimana prima di partire per gli Usa, ci sposammo: con Eleonora erano già passati 8 anni di convivenza e le proposi quindi di sposarci. Chissà cosa sarebbe successo con la nuova avventura americana, non ero sicuro che lei potesse adattarsi al tipo di vita di là, insomma tante cose insieme e.....ci sposammo....

Fu una cerimonia semplice, in comune, al 7eme di Lyon, con pochi intimi amici e la figlia di Eleonora, Francesca con il suo futuro marito. Dopo la breve cerimonia di fronte alla foto di Chirac, andammo a uno splendido pranzo da Orsi, considerato l'altro grande cuoco francese, insieme a Paul Bocouse. La sera chiudemmo la giornata nel nostro appartamento, che avevamo già cominciato a svuotare, e fu melanconico l'addio alla Francia in quel momento. Il giorno dopo però partimmo verso la Costa Azzurra dove passammo una settimana di Viaggio di Nozze in quella Hyères che resterà sempre la nostra meta preferita!!! .....prima che io prendessi l'aereo per Charlotte.....

ilcontebaldo
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