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37 - LA BERLITZ

05.07.2020

Devo, per completare la carrellata di episodi della mia vita lavorativa, aggiungere l'esperienza scuola di lingue.

Sì, perché, parallelamente al mio lavoro con le macchine per il legno, un giorno decisi di avventurarmi su qualcosa di più "intellettuale."...

Per tornare al concetto di Artista con cui ho iniziato questa mia avventura letteraria, ho cercato comunque sempre di seguire i miei sogni. E uno di questi, era il poter gestire un giorno una scuola di lingue.

Tutta la mia esperienza di vita di questi 40 anni lavorativi ebbe origine quando decisi di iscrivermi alla scuola di lingue di ritorno dal mio primo viaggio in USA, dove poi incontrai la ragazza tedesca e da lì avanti.......e ricorderete il mio invaghimento per Luzia e le mie disavventure in Germania, e i miei pianti. Quando decisi che non avrei più pianto nella mia vita, promisi anche a me stesso che, un giorno, gliela avrei fatta vedere alla tedesca, che così male mi aveva fatto rimanere: sarei stato, io, proprietario di una scuola.

Fu così che, quando nel 1999 le mie illusioni nell'ambito della Biesse vennero azzerate con l'entrata in borsa e tutto il resto a seguire, vidi una inserzione pubblicitaria della Berlitz che proponeva l'apertura di franchising con un investimento relativamente basso.

Conoscevo la Berlitz come la scuola di lingue più vecchia e più famosa del mondo. Ne avevo sentito parlare sempre bene e avevo incontrato la sua insegna in vari posti dove avevo avuto la fortuna di recarmi. Fu così che decisi di mandare una richiesta di contatto, che arrivò pochissimi giorni dopo.

Avevano un rappresentante in Europa, dove sono sempre stati molto forti nei paesi nordici, con una sede operativa a Francoforte: guarda un po', si ricomincia da dove ci si è fermati (mi dicevo).

Feci tutti i passi richiesti per il conseguimento dell'accordo ad aprire una filiale in franchising a Pesaro!!!

La mia idea era quella di coinvolgere "la famiglia" nel business: io avrei continuato con il mio lavoro, che sarebbe rimasta la fonte di reddito con il quale avrei sponsorizzato quella che sarebbe diventata la mia seconda moglie e due delle mie sorelle alle quali avrei lasciato la gestione operativa della scuola.

L'avventura cominciò con una esaltazione generale in famiglia, mentre io cercavo di ritagliarmi tempo per preparare al meglio l'avvio del nuovo business e l'apertura della scuola, che si prevedeva con l'inizio dell'anno accademico, nell'ottobre del 1999.

La Berlitz dava tutto il supporto tecnico/operativo per l'apertura, ma si dovevano seguire i loro canoni di look, presentazione, Grand Opening e via dicendo: Americani.

La preparazione a tutto questo prevedeva anche dei corsi pratici nei quali venimmo istruiti sulle tecniche di insegnamento e sulla gestione dei corsi. Questi corsi preparatori si tennero per una settimana a Vienna e per 15 gg in America, a Princeton, la sede dalla famosissima università americana dove aveva passato tanti anni della sua vita insegnandoci, nientemeno che Albert Eistein (il mio idolo n. 1).

Mandai a Princeton Eleonora, la mia futura moglie, insieme a mia sorella Alessandra, da sole per la prima settimana, per poi raggiungerle la settimana successiva: furono giorni indimenticabili, passati insieme a un gruppo di altri potenziali acquirenti provenienti da vari paesi del mondo!! Si instaurarono rapporti di amicizia che si intrecciarono tra colleghi austriaci, fino ad arrivare all'Arabia Saudita dove un omone americano voleva aprire la prima scuola di lingue in quel Paese Musulmano.

Il Grand Opening a Pesaro avvenne a metà novembre di quell'anno, in una giornata che non preannunciava nulla di buono: un freddo umido e una pioggia insistente ci accompagnò per tutto il giorno.

Ma la sede era bellissima, eravamo contenti e ricevemmo i complimenti dello staff della Berlitz che era venuto espressamente dagli USA. Il nastro fu tagliato dall'allora vescovo di pesaro, Cardinal Bagnasco, che sarebbe poi diventato il presidente della CEI.

La scuola cominciò con discreto successo, riuscimmo in pochissimo tempo ad organizzare corsi fino a 10 lingue diverse, dall'inglese, al giapponese, al Russo. Non era facile seguire il mio tran tran di tutti i giorni in Biesse e poi la sera fino tardi rimanere alla scuola per verificare i conti, gestire gli insegnanti, gestire la famiglia.....lo stress procurò tensioni e il mercato, per quanto avessimo diversi studenti, non decollava.

Alle fine dell'anno successivo chiesi alla Biesse di trasferirmi in Francia, e così fu: la gestione del tutto mi stava portando verso un groviglio di situazioni che non sarei più stato in grado di gestire. La decisione di partire fu presa anche in considerazione del fatto che ingaggiai un manager (il povero Robin che ci ha lasciati a fine 2017) che aveva già gestito la scuola Berlitz a Roma (e che nel frattempo si era invaghito di mia sorella). Avrei lasciato a lui e mia sorella la gestione del tutto e li avrei seguiti a distanza, nella speranza che quella avventura potesse dare una svolta alla loro vita futura.

Purtroppo le cose non andarono nel modo migliore. Il settembre del 2001 cominciava il terzo anno di attività della scuola e normalmente per un business che nasce, il terzo anno è quello che dà la svolta definitiva. Ci speravamo tutti finché....l'11 settembre, il mondo si ferma!!! Nessuno sapeva in quel momento quello che sarebbe potuto succedere di lì a pochi mesi, nessuna azienda voleva più investire, anche se pochi soldi, se prima non vedeva chiaro sulla situazione internazionale!!!

Per noi era quella una batosta impossibile da superare: non saremmo riusciti a sopravvivere senza entrate per così tanto tempo. Fu così, seppur a malincuore, che misi in liquidazione la società e la scuola in vendita. Nella sfortuna ebbi la fortuna di incrociare un Italo-francese, molto ricco, certo Giuseppe Schiavetta, con residenza a Montecarlo, che voleva metter su un network di scuole Berlitz, con l'intento di rilevare la sede di Roma; noi eravamo la seconda sede in Italia, e di lì sarebbe partito per aprire ancora un certo numero di scuole in tutto nostro Paese.

Al di là della vendita a Schiavetta della scuola (acquistò dalla liquidazione e incorporò la nostra società al suo gruppo industriale), che mi permise di recuperare qualche soldo di quelli investiti, fu ancora una esperienza l'essere a contatto con questo personaggio che ostentava carisma e potere, che viveva a Montecarlo, dove ci incontrammo un paio di volte. Personaggio del quale in seguito non ho più avuto notizie, se non che dopo pochi mesi che si appropriò della mia scuola, la chiuse definitivamente.

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