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12 - AUSTRALIA

02.08.2020

Dalla Corea, dove mi ero recato per la prima volta partendo da Auckalnd, in quell'inizio dell'83, sono rientrato in Australia: questa volta il visto era quello giusto e non ci furono problemi. I problemi furono invece per gli occhi che, venendo dall'inverno (in Corea eravamo sotto zero) dovevano abituarsi alle splendide ragazze australiane, dal fisico prorompente e scoperte all'inverosimile!!!

Se da un lato tutto era sorprendente è interessante per me in quella prima esperienza australiana, il cuore però piangeva per la situazione che avevo lasciato a casa, con mio padre per cui ogni giorno poteva essere l'ultimo. In Australia mi ritrovai con Stefano Vichi e Corrado, il suo tecnico e accompagnatore ufficiale: avevamo deciso di passare una settimana insieme visitando alcuni clienti e rappresentanti comuni. Partimmo da Adelaide, dove avevo iniziato una trattativa alla Ditta Smith, per trasferirci quindi a Perth e poi tornare a Sydney. ........e.....stavamo per partire verso l'aeroporto di Adelaide quando chiamai in azienda e mi giunse la notizia della morte di mio padre.....

Stavamo per partire per Perth e non potevo, su due piedi, organizzare il rientro. Partimmo quindi, arrivammo in hotel e telefonai a casa.....inutile riportare le parole e i pianti.....da noi in Australia era ormai notte, non potevo interfacciarmi con nessuno per cercare una possibilità di rientro. La prima cosa che feci il giorno dopo, fu chiamare l'agenzia italiana che aveva emesso i biglietti per chiedere un cambio considerando che da Perth eravamo in qualche modo più vicini all'Italia......in agenzia non rispondeva nessuno. Per fare la storia breve, nel mentre eravamo in viaggio, era fallita e i nostri biglietti non valevano più niente. Cercai su due piedi di compare un altro biglietto per poter subito rientrare e partecipare al funerale, ma diventò una impresa, i voli erano pieni e non sarei riuscito comunque ad arrivare in tempo......

Stefano e Corrado si trovarono nella mia stessa situazione con il loro biglietto, avendolo comprato dalla stessa agenzia (che loro tra l'altro mi avevano indicato): ricordo che dovemmo comprarne uno nuovo tutti e tre e rientrare con un volo da Brisbane via Londra. Fu così che l'ultimo giorno in Australia lo passammo a Brisbane, dove andammo a cenare e, contrariamente ai miei standard (e a quelli di Corrado e Stefano che erano disperatamente alla ricerca di una compagnia femminile) mi ritrovai tra le braccia di una splendida ragazza canadese (ne ricordo sempre il nome, Lavania): era la mia sensibilità alle stelle per la morte di mio padre e il bisogno di abbracciare e lasciarmi andare con una persona che mi desse un po' d'affetto (a ripensarci, successe quasi come un paio di anni prima con Roberta in Germania). Avrei potuto passare quella notte in sua compagnia, ma, usciti dal locale abbracciati e intenti ad alcune effusioni, Stefano non ci lasciava di uno sguardo, era geloso e continuava a starmi vicino senza lasciare che potessi restare solo, avrebbe potuto dirmi, magari, di ritrovarci il mattino seguente direttamente in aeroporto.....fu così che lasciai la presa, mi congedai da Lavania ripromettendomi di andarla a trovare in Canada alla prima occasione che mi si fosse presentata. Chiaramente non l'ho più né rivista né sentita: fu una apparizione, un angelo che mi alleviò per un attimo la profonda ferita della morte di mio padre.

Dopo questo primo viaggio travagliato, ho avuto modo di recarmi ancora diverse volta in Australia e sempre sono ritornato con ricordi positivi. Sono sempre stato affascinato da Sydney e dalla sua baia, nella quale ho avuto modo di fare delle escursioni in battello, Melbourne e la sua colonia di italiani, Brisbane con la sua barriera corallina e Perth, la cittadina affacciata sull'oceano indiano.....qui ho avuto la mia esperienza più bella e da ricordare.

Tutti, o perlomeno buona parte degli italiani, si ricorderanno di Azzurra, lo scafo italiano che nel 1983 era riuscito ad arrivare alla finale della Coppa America contro USA. Nel 1987 la Coppa America si disputò in Astralia, avendola gli australiani strappata agli americani nella edizione precedente. E le gare si disputavano a Perth.

Da Wikipedia:

Varo sempre a Pesaro il 19 (20?)luglio 1982. Skipper era Cino Ricci, timoniere Mauro Pelaschier olimpionico nella classe Finn nel 1972-76 e nel pozzetto, Flavio Scala olimpionico classe Star 1972, Stefano Roberti vincitore della One Ton Cup del 1980 e Tiziano Nava pluri vincitore della Mini Ton Cup.

Il team raggiunse le semifinali della Louis Vuitton Cup, classificandosi terzo con l'imbarcazione 'I-4', e si ripresentò alla successiva sfida per l'America's Cup 1987 a Perth in Australia, la prima lontano dagli Stati Uniti, ricoprendo inoltre il ruolo di rappresentante di tutti gli sfidanti (Challenger of Record). La spedizione, affrontata con le imbarcazioni Azzurra III [I-10] e Azzurra IV [I-11] (non utilizzata in regata), non ebbe comunque miglior fortuna della precedente, fermandosi al terzultimo posto ancor prima delle semifinali della Louis Vuitton Cup [1][2]

1987 Skipper e timoniere di AZZURRA III alla America's Cup di Perth (AUS). si dedica al Match race dove ottiene ottimi risultati nelle regate di Lymington, (UK), New York, Long Beach CA(USA) e Perth (AUS), centrando sempre le semifinali o le finali.

Azzurra era una imbarcazione d'avanguardia, realizzata a suo tempo nel cantiere di Pesaro. In quella edizione era capitanata dal famoso skipper Pallischier. Come già visto nei primi capitoli di questa mia storia, per anni avevo allenato squadre di basket ed ero, oltre che allenatore, anche coetaneo e amico dei miei giocatori. Tra questi un rapporto di amicizia speciale mi legava a Massimo Valentini, un atleta a tutto tondo, con un fisico impressionante. Non un grandissimo giocatore di basket, dove però suppliva alla sua carenza tecnica con delle prestazioni fisiche stratosferiche. Nei 5-6 anni da quando avevo lasciato il basket, con Massimo ci eravamo un po' persi di vista, ma eravamo sempre rimasti in contatto. Lui nella sua evoluzione sportiva aveva travato un ruolo nell'equipaggio di Azzurra!!!! Il suo ruolo, anche in questo sport, non era tecnico, ma prettamente fisico: era alla gestione dello spinnaker, che doveva essere issato, girato, abbassato secondo le indicazioni dello skipper durante le regate, un ruolo di fatica incredibile.

Sono partito per il nuovo viaggio in Australia sapendo di dover andare a Perth, quindi feci di tutto per rintracciare Massimo per poter passare a trovarlo e spendere qualche ora insieme. Arrivai a Perth e subito chiamai il numero che Massimo mi aveva lasciato. Era nel ritiro di Azzurra che aveva la sua little Italy attrezzata per la lunga permanenza prevista laggiù. Sarei rimasto a Perth per 2-3 giorni, non di più, e proprio in quei giorni non erano previste regate ufficiali. Questo mi permise di frequentare lo staff di Azzurra insieme a Massimo, di partecipare anche a una festa serale dove tutti gli atleti, bellissimi ragazzi italiani con fisici incredibili, erano attorniati da splendide ragazze locali. Era uno dei pochi giorni di libertà vigilata che potevano permettersi.

Non essendoci regate ufficiali, erano stabilite alcune regate di allenamento e Azzurra doveva confrontarsi con Canada il giorno dopo che arrivai. Massimo parlò con lo skipper Pallischier spiegandogli di un suo compaesano presente lì a Perth e gli chiese il permesso affinché potessi seguire la regata direttamente sul tender. Il tender è lo scafo che tira la barca fuori dal porto e la trascina fino alla partenza della regata, per poi lasciarlo e seguirlo a distanza di alcuni metri come barca di appoggio. Pallischer acconsentì e fu così che uscii insieme a Azzurra e partecipai, seppur come comprimario, alla regata. Sul tender eravamo solo 4 persone, io ero entusiasta ed emozionato per quell'evento che mai avrei immaginato di poter vivere. Mi posizionai di fianco al timoniere, intento a non perdere neanche un secondo dell'avventura. Ma eravamo sull'oceano e, per quanto il mare fosse relativamente calmo, le onde erano comunque alte, sicuramente non quelle piccole onde che di tanto in tanto ci troviamo nel nostro piccolo mare di Pesaro.......e si fecero sentire....dopo una ventina di minuti che eravamo in navigazione verso il largo, mi prese il mal di mare. Ma non mi persi d'animo, mi sdraiai per alcuni minuti, finché lo stomaco si riprese e feci uno sforzo per rimettermi in piedi e seguire con entusiasmo la regata. Potei così rendermi conto della difficoltà di quel lavoro a bordo, della fatica che facevano la decina di persone di equipaggio e in particolare del lavoro di estrema fatica fisica a cui era sottoposto Massimo. Il lavoro di sforzo muscolare era aggravato dal dover entrare e uscire dall'acqua, con la barca che si inclinava e viaggiava a velocità sostenuta fendendo le onde con la prua. Alla fine quella fu una delle esperienze più belle e memorabili della mia vita. Credo che da quel giorno con Massimo non ci siamo più rivisti, o forse una volta qualche anno dopo: durante quella permanenza a Perth si innamorò di una splendida e ricca ragazza australiana con la quale si è poi sposato e da allora vive laggiù.

Legata all'Australia è anche la mia esperienza in Polinesia. Credo di aver fatto il giro del mondo 4 volte finora, la prima di queste successe nel periodo estivo europeo, in concomitanza con le nostre ferie, periodo invece di piena attività nell'altro emisfero. Era quindi fine luglio, primi giorni di agosto. In agosto, come sempre, c'era ad Atlanta la solita fiera internazionale IWF, alla quale avrei dovuto partecipare. Decisi quindi di prendermi un paio di settimane di ferie restando in orbita per non rientrare in Italia e poi subito ripartire. Prenotai quindi una settimana al Club Med di Morea, nella Polinesia Francese. Partii da Sydney per Tahiti, capitale Papeete. Arrivai praticamente la mattina dello stesso giorno che ero partito, avendo attraversato il fuso delle 24 ore. Da Papeete si prendeva subito un piccolissimo bimotore per scendere sull'isola di Morea a non più di 10 minuti di volo. Già solo quel piccolo volo con quel piccolo aereo in quel posto paradisiaco mi ripagava di tutte le fatiche dell'anno con viaggi estenuanti intorno al mondo!!!! Forse la più bella vacanza che mi sia mai permesso.......(la volta successiva che feci il giro del mondo, anziché scendere a Los Angeles, decisi per San Francisco, cosa che mi permise uno stop-over alle Haway: volevo vedere la Polinesia inglese. Come la volta precedente, arrivai a Honululu la stessa mattina del giorno che ero partito: vivevo 2 volte lo stesso giorno, tant'è che ripresi l'aereo per San Francisco la sera stessa. Quindi una esperienza di un giorno a Honululu, che mi fu però sufficiente, niente a che vedere con quanto mi ero ritrovato a Tahiti. Qui era America, grande spiaggia, con tantissima gente, poca atmosfera, solo business...)

L'ultima volta che sono stato in Australia fu nel 1995. Mi era stato chiesto di partire, proprio alla mia prima settimana di ferie, per un importante business che si stava prospettando per una nuova fabbrica a Merlbourne. Come quella volta che feci il giro del mondo e andai in Polinesia, anche questa volta sarei dovuto rientrare per poi subito ripartire e praticamente rinunciare alla mie ferie. Erano solo 3 anni che ero sposato con la mia prima moglie e il mio ritmo infernale di lavoro e di trasferte, unito alla testardaggine di lei a impegnarsi per 12 ore al giorno nel lavoro, non ci permetteva di essere spesso insieme come una normale coppia di sposini. Fu per questo che quella volta accettai di fare quell'ulteriore sacrificio a condizione che la ditta mi permettesse di portare con me mia moglie. La mia richiesta fu accettata e così la mia ultima volta a Sydney fu con la mia prima moglie e fu così che, come quando decisi di fermarmi a Tahiti per una settimana, pensai di ripetermi questa volta accompagnato da lei. Che poi continuò il viaggio con me fino ad Atlanta per lasciarmi là e rientrare da sola in Italia dove doveva riprendere il lavoro. (Quando rientrai anche io in Italia lei mi parlò di problemi fisici e di controlli che avrebbe dovuto fare da lì a poco e giorno dopo giorno, io continuando a girare tra Europa e USA, lei con visite specialistiche e cure che aveva iniziato, cominciammo a essere distanti finché qualche mese dopo mi chiese la separazione.......).

.....poi tanti altri spostamenti qua e là..........

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